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Traduttrice freelance: come iniziare

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Le domande della diretta IG.

La settimana scorsa ho partecipato ad una diretta sul canale Instagram di Claudia @thefailingtranslator, l’argomento era l’attività di traduttrice freelance e il fisco.

Qui trovi un riassunto dei temi che abbiamo approfondito assieme.

Qual è la differenza tra lavoro autonomo occasionale e con partita iva?

La prestazione di lavoro autonomo occasionale è l’attività che fai una tantum, non è il tuo lavoro principale.

Il famoso tetto dei 5.000 euro non è il limite entro il quale una collaborazione si può definire “occasionale”.

Si tratta del limite, stabilito dall’inps, superato il quale sei obbligato al versamento dei contributi previdenziali, ma non definisce l’occasionalità della prestazione. (Hai già letto il mio articolo “Ho superato i 5.000 euro di prestazioni occasionali…e ora che faccio?” )

Se svolgi l’attività con costanza e hai incarichi mensili, indipendentemente dal guadagno annuo, sei una libera professionista, quindi devi aprire la tua partita iva.

Inoltre, se vuoi comunicare la tua professione per farla crescere (ad esempio con il biglietto da visita, con il sito, sui social) non puoi non avere la partita iva.

Come funziona la prestazione di lavoro autonomo occasionale con le agenzie estere?

Premesso che il principio generale resta lo stesso: se svolgi l’attività in maniera continuativa e professionale devi aprire la tua partita iva.

Nel caso in cui tu svolga un’attività occasionale e il committente sia un’agenzia estera la differenza, rispetto al caso dell’agenzia italiana, è nella ricevuta che non avrà la ritenuta d’acconto, perché il committente estero non è sostituto d’imposta.

Il compenso va riportato nella dichiarazione dei redditi e va tassato irpef.

Se hai ricevuto più di 5.000 euro di compensi in un anno (in totale!) devi versare anche i contributi previdenziali alla gestione separata inps.

Quando è il momento giusto per diventare traduttrice freelance?

Il momento giusto è quello in cui vuoi fare della tua attività un lavoro vero e proprio.

La partita iva in regime forfettario

Le caratteristiche del lavoro da freelance sono tre:

  1. Attività continuativa e professionale (non occasionale, vedi sopra).
  2. Nessun vincolo di subordinazione con il committente. Il contratto deve stabilire un obiettivo di lavoro non deve essere un lavoro dipendente mascherato da partita iva.
  3. Fa parte del tuo lavoro seguire tutti gli adempimenti fiscali (fare le fatture, verificarne gli incassi, versare l’imposta di bollo, presentare la dichiarazione dei redditi, versare imposte e contributi, più tutti gli altri adempimenti che sono legati a situazioni specifiche, come ad esempio presentare il modello INTRASTAT se il tuo cliente ha la sede in un paese dell’unione europea).

Il regime forfettario è pensato proprio per le attività più piccole, che sono nella fase inziale e che hanno un volume di compensi che non supera gli 85.000 euro l’anno.

In questo regime la tassazione è agevolata: si versa un’imposta sostitutiva del 15% a cui vanno aggiunti i contributi INPS dovuti alla gestione separata (aliquota del 26,23%).

Per le nuove attività l’aliquota è ridotta al 5% per i primi di 5 anni, purché ricorrano alcuni requisiti:

1. non aver avuto la partita iva nei tre anni precedenti

2. l’attività esercitata non deve essere la “mera prosecuzione” di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo

Stai tranquilla: aver svolto collaborazioni occasionali nello stesso settore e poi aprire partita iva non è considerata “mera prosecuzione”.

Senza dubbio, la domanda più importante di tutte e che tutte le future libere professioniste, in qualsiasi campo, dovrebbero farsi è questa

Quanto bisogna fatturare per aprire la partita iva serenamente?

Per capirlo, prima di aprire la tua partita iva, devi elaborare il tuo progetto professionale che consiste in questo:

  1. Per prima cosa devi capire esattamente che tipo di attività vuoi fare. Puoi anche farne più di una (ad esempio insegnante, interprete e traduttrice) ma in questo caso devi identificare l’attività prevalente
  2. Devi stabilire qual è il guadagno netto mensile (o annuale) che ti serve per vivere e per essere soddisfatta del tuo lavoro
  3. Stabilito il guadagno netto, assieme alla tua commercialista di fiducia, puoi fare il conto di quanto devi fatturare per raggiungere quell’importo. In altre parole, devi calcolare il lordo.
  4. Il passo successivo è stabilire quale sarà il prezzo per il tuo lavoro. Devi tenere conto dei prezzi di mercato, del tuo impegno e anche del beneficio che il tuo lavoro apporta al cliente. Stabilito il fatturato e i prezzi puoi farti un’idea di quanti clienti devi avere
  5. Ultimo step devi organizzare la strategia di comunicazione che ti permette di arrivare ai tuoi clienti

Alcuni consigli:

  • Probabilmente non raggiungerai subito il guadagno netto mensile che vorresti ma è importante avere un obiettivo chiaro e misurabile. Ti serve per capire se ti stai muovendo nella giusta direzione e ti motiva
  • Capita, quando si è all’inizio del proprio percorso professionale, di praticare dei prezzi più bassi rispetto ai prezzi di mercato. Per carità, la politica “ti faccio un po’ di sconto perché mi sto facendo conoscere” ci sta, ma esagerare con il ribasso non è mai una buona idea. Non devi svalutare il tuo lavoro!
  • Cerca, se possibile, di diversificare la clientela. Avere un unico cliente che ti porta la maggior parte del fatturato è rischioso perché potrebbe crearsi uno squilibrio nel rapporto.

In conclusione, posso dirti che il segreto per avere un rapporto sereno con la gestione della tua partita iva è partire con il piede giusto: avere le idee chiare, elaborare un buon progetto professionale e confrontarsi sempre con la tua commercialista di fiducia.

Spazio qui sotto per i commenti, i dubbi e, se ti va, per raccontarmi la tua esperienza.

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